Mostre ed eventi

 

Alla riscoperta del Borgo di Morazzone:

Nelle mattinate del 25/26/27 novembre, in occasione delle Giornate del FAI per le Scuole,

gli studenti del nostro Liceo saranno presenti nel Borgo di Morazzone come Ciceroni.

Per gli adulti è possibile iscriversi alle visite guidate di sabato 27 tramite il seguente link

"IL MURO DI CARNE"

muro di carne

Il muro di carne” (opera del 2012) è pensato come ad un dialogo tra la memoria personale e la storia dell’arte. Si affacciano in questo caso le opere del “genere” che hanno scritto la storia della pittura come quelle di Carracci “La vita di bottega di un macellaio” del 1585 o di Rembrandt con il suo “Bue macellato” del 1655 che sembra alludere all’iconografia cristiana per come è appeso o il Goya del 1812 o l’opera di Chaïm Soutine “bue squartato” del 1925. Ancora si ricorda l’opera di Francis Bacon “Figura con carne” del 1954. Il nostro Renato Guttuso della “Vucciria” del 1974, oppure per uscire dal seminato pittorico, l’opera di Jannis Kounellis del 1989 presentata a Barcellona, una lunga parete di ferro con una fila di pezzi di carne vera, quarti di bue al posto del colore, e di Damien Hirst anche, in particolare penso alla testa collocata a terra in “A Thousand Years” del 1990, e ancora Jenny Saville… Lucian Freud. La carne macellata la possiamo trovare anche nella filmografia di Jodorowky, nella “montagna sacra” incontriamo questa immagine… o nel truculento performer viennese Hermann Nitsch con le sue rappresentazioni del “Das Orgien Mysterien Theater”, opera d'arte totale che dal 1971 ha sede nel suo castello di Prinzerdorf in Austria: Nitsch nel suo manifesto dichiara che le sue azioni devono suscitare nello spettatore disgusto e ribrezzo per innescare una contro-reazione di catarsi e purificazione.

Gli esempi e i rimandi ci sono. Carni messe in bella (brutta) vista con la pittura? C’è una differenza. Il nostro autore, Constantin Migliorini, affronta il tema con un piglio e un fare tutto postmoderno. Il nostro immaginario di telespettatori o frequentatori di cinema o di serie (non ne possiamo più fare a meno), ci porta alla mente, ad esempio, anche per un confronto tra cultura alta e bassa, uno ormai storico Rocky alle prese con un quarto di carne che usa come sacco (cosa c’è di più postmoderno e kitsch di questo…), “sacco” che colpisce con bordate di pugni ben piazzati, lordandosi di sangue le mani per mettersi in bella mostra, e in forma, in occasione di una ripresa televisiva promozionale, poco prima del suo incontro di boxe con il campione del mondo dei pesi massimi. Ecco, lo stallone italiano è metafora di questo aspetto che interessa molto Constantin. La sua “carne” è quella del passaggio dalla vita alla morte, dal pascolo al supermercato (altri suoi lavori del genere, hanno l’aggiunta sempre dipinta, dell’etichetta del supermercato con relativo peso, costo, data di produzione e scadenza, ecc… in un trompe d’oeil molto ispirato, ha mescolato pittura e oggetti veri - le vaschette di polistirolo delle confezioni da banco - e ne ha presentati una serie in un lavoro intitolato  “Carni - paghi 2 prendi 3” del 2007), racconta “sottovuoto” il suo incontro (vero) con questo regno di morte, che per Constantin è stato effettivamente vissuto dal vero in una grande cella frigorifera ai tempi degli studi accademici. Nell’occasione aveva  realizzato una serie di fotografie da usare poi come base di partenza per le opere, foto di celle in cui erano appese decine di carcasse di animali macellati. Sono parole forti: carcasse, macello, squartare, fatto a pezzi, morte… ma è quello che è, è la parte nascosta del nostro quotidiano e anche di una parte della nostra tavola. Diretto, ma è così. La pittura può far fronte a tutto questo e raccontarlo come le sue peculiarità? Lo hanno fatto in passato quando il rapporto con l’animale e la sua fine era più ”naturale” (vedi gli artisti che ho su citato e altri), e lo fa con questo lavoro Migliorini, che traduce la carne in un muro di colore pastoso (alla Soutine direi… i dipinti di Soutine sono dolore puro. Siamo nel 1925 a Parigi; Soutine si porta nel suo studio-abitazione come “modello” un animale sventrato preso al mattatoio, e ci lavora per giorni, fino a quando la gendarmeria chiamata dai vicini interviene a sequestragli il tutto per via dei cattivissimi odori. Soutine in effetti non aveva filtri “sociali” ed era mezzo matto si dice…) intessendo la materia pittorica anche con del materiale, dei fili di corda aggiunti alla pittura, che si innervano sulla superficie come segni direzionali che vanno ad irrobustire i tracciati e le linee di forza della composizione, indizi visivi di forze espressive. Migliorini  ha lavorato con delle fotografie come punto di partenza della sua indagine pittorica e ha quindi dipinto tranquillo nel suo studio (gli agenti non sono intervenuti). Lo sguardo però non era tranquillo, difatti scorre sulla superficie del colore senza appiglio, ci fa sentire attraverso i segni, la potenza dell’immagine, che è quasi vera, febbrile, che tutto è molto primitivo, e che il colore è qui una forza espressiva potente, espansiva, tanto che a tratti la traccia iconica sembra sparire e farsi astrazione. Il risultato finale è lì a ricordarci il senso della morte e dell’esistenza. La carne occupa tutto lo spazio della composizione, è protagonista assoluta, a parte lo spiraglio in un angolo del pavimento lucido che la dispone in prospettiva e la fa sentire presente e vera. Il fascino macabro di una carcassa fatta di rossi, rosati, bianchi accesi, colori a tratti sporchi di umido malessere, che da vicino diventano informe magma sanguigno, colori che parlano di pittura totale, di pittura materia. La fotografia è un medium che filtra e abbassa in parte la tensione visiva della materia, ma Migliorini la riscrive appunto rendendola tattile, presente. Una scena oscena? C’è poco da stare allegri, dal punto di vista dell’animale è sempre un dramma… ma la vita purtroppo è anche questo, e la pittura, la buona pittura riesce a farcelo sentire. Cercatevi  “Meat” del 1962 di Roy Lichtenstein, artista pop, e fate un paragone: la carne, il macello, il supermercato, la piattezza della pittura pop; il senso di tutto quello scritto sopra è raffreddato dal passaggio dei media, dal simbolo, dal racconto, dalla merce e dal consumo. Carne pop senza catarsi. È volutamente la sintesi dell’immagine piatta della carne presentata nel volantino promozionale dell’esselunga. E non è la carne di Constantin.

 

Luca Scarabelli

Varese, Novembre 2021

Ecco una carrellata dei lavori dei nostri ragazzi per il progetto VivaVittoria